mercoledì 11 maggio 2016

PHOINIX

13 - 22 MAGGIO




HERE _ Cavallerizza, Torino 2016
PHOINIX

curato da Verdiana Oberto e Annika Pettini.

Irene Caroni
Fernando Cobelo
Littlepoints...
Chiara Zarmati
+
Martina Brembati
Giulia Maiorano


“Stramba, la zona immateriale dei disadattati.
Non mi accoppiavo neanche, in quanto
“stavo nel mondo senza essere del mondo”:
la mia anima, come un uccello esausto che sorvola
le acque del diluvio, non aveva dove posarsi”.

Alejandro Jodorowsky

Inserita nella settimana dell'arte HERE alla Cavallerizza di Torino venerdì 13 maggio alle ore 16.00,
Verdiana Oberto e Annika Pettini presentano Phoinix, una mostra che unisce illustrazione e performance e ruota intorno alla sensibilità della narrazione.


Il grande complesso della Cavallerizza è un luogo intriso di storia, ogni frammento di carta da parati ha qualcosa da raccontare, la luce assorbita dalle finestre viene restituita in modo soffuso, come il vociare silenzioso che sembra riempire i corridoi.
In questo labirinto si inserisce Phoinix, una stanza come uno scrigno che unisce antico e contemporaneo.
Il nome Phoinix è legato ad un passato remoto, quello delle grandi civiltà, e racconta la storia di un vecchio pedagogo, figura saggia e piena di sapere che non gioca in prima linea, ma tiene in piedi l'eroe. Appare al fianco di Achille e Ulisse ma al tempo stesso è una città fantasma, vissuta abbandonata decaduta, esistita un tempo sulla terra siciliana. Chi scompare lascia sempre una traccia.

La mostra si affida ad una delle forme d'arte più ambigua e sensibile: l'illustrazione, con una selezione di quattro artisti molto attivi sul territorio torinese. Si alternano i sintetici e delicati personaggi di Fernando Cobelo che raccontano di emozioni dure, gli intelligenti soggetti e ironicamente sinceri di Littlepoints..., il mondo seducente e misterioso di Irene Caroni, le curiose e sognanti figure di Chiara Zarmati.


Ogni anima in viaggio ha bisogno di una mangiatoia e Phoinix si propone come luogo disperso dove trovare consiglio. Nella sensibilità disarmante delle illustrazioni, è raccontata una sincerità diretta che non si può corrompere.
In un dialogo aperto tra l'arte dell'illustrazione e quella performativa del corpo, si inseriscono nella mostra due performance, leggere e dinamiche. Giulia Maiorano e Martina Brembati si vestono di luce e raccontano di danze antiche, di bagliori, di magia e di come l'azione fisica può essere fluida nello spazio e nel tempo.


Se “non ci si sente del mondo”, afferma Jodorowsky, vuol dire che è arrivato il momento di crearne uno nuovo, in cui riposare le ali.