martedì 15 luglio 2014

BOSOS - Intervistina


Ecco qui c'è un'intervista per BOSOS, un posto bello molto andateci!



1. Quando hai capito che da grande il disegno sarebbe diventato il tuo lavoro? 
Per me disegnare è sempre stata ed è, prima di tutto, una cosa bella. Per questo un po' faccio fatica a chiamarlo lavoro; certo, non che non lo sia effettivamente, ma il fatto è che la parola lavoro mi fa pensare ad una fatica ma brutta, imposta.

2. Ti definisci un pittore, disegnatore o illustratore? Che differenza c’è e perché spesso le persone non vedono questa divisione nel mondo dell’arte?
Ho sempre fatto un po' di tutto, forse perché definirmi, far parte di un unico settore, non mi è mai piaciuto. 
In generale non sono mai stata molto fan di ciò che divide, amo di più scoprire ciò che unisce.

3. Usi tecniche diverse o ne hai già scelta solo una, quella perfetta per te? Quale è l’atmosfera migliore per il tuo lavoro produttivo: per esempio, giorno, notte, un bicchiere di vino rosso o tante tazze di caffè? 
Principalmente i materiali che uso sono gli acrilici su tela o su legno, illustrazioni in digitale e chine. Negli ultimi anni mi sono avvicinata anche all'incisione su linoleum e alla serigrafia e mi strapiacciono, ma ce n'è di strada da far!
Le atmosfere ideali dipendono molto dal tipo di lavoro che devo fare (e ovviamente dall'umore), ad esempio, se devo finire un lavoro al computer, mi trovo lì davanti allo schermo di notte con sigarette e posacenere gigante al lato, per i quadri mi piace il giorno, la musica e a volte del cibo vicino.

4. Produci solo per commissione oppure fai anche i lavori non legati a un progetto?
No no, i miei lavori non sono esclusivamente su commissione… Credo sia impossibile riuscire a disegnare solamente cose che ti vengono ordinate!

5. Applichi le tue illustrazioni anche su altre cose? Magari produci magliette, cover, tavole da skate o fai i disegni sulle pareti? Quale superficie preferisci?
Magliette, spille, scatole, shopper (serigrafate, digitali, dipinte a mano), e dei calzini una volta per il compleanno del mio amico Gabba! 
Ma le pareti devo dire che sì, mi piacciono proprio tanto!

6. Cosa ne pensi dell’importanza del disegno manuale oggi? Credi stia perdendo valore?
Penso che un disegno fatto a mano, che sia su una tela o su un pezzo di carta unto di pizzette, sia sempre importantissimo e prezioso. Il difetto, la sporcatura, un tratto più tremolante in un punto, lo rendono unico, come la sciarpa fatta dalla nonna, non potrà mai perdere valore perché ha una storia dietro, fatta di persone e non di macchine.

7. Hai un opera che è stata cruciale per te, magari ha cambiato la tua vita, oppure ha una certa importanza per te? (allega la foto)
C'è un quadro che ho fatto qualche anno fa che si chiama C'Argo e facendolo non mi ha cambiato la vita, ma quando lo guardo mi ricorda che a un certo punto l'ho cambiata.

8. Cosa pensi del “conflitto” tra le stampe commerciali di mass market (come quelli dell’IKEA) e le stampe d’autore? Cosa ti piacerebbe dire alle persone che sono indecise su quale acquistare?
Fate quello che vi pare. Lo farò anche io.

9. C’è un opera di un artista/ illustratore famoso che quando la guardi pensi: “Ma perché non l’ho fatto io!”? 
(allega la foto)
Ci sono molti lavori di artisti che mi piacciono tantissimo e che mi emozionano ogni volta che li guardo, ma sinceramente, non mi è mai capitato di voler essere stata io a farli.
Sai però che faccio? Questo spazio qui, dove avrei dovuto mettere la foto dell'opera lo uso per far un po' di nomi di gente brava che mi strapiace: Marco About Bevivino, Agostino Iacurci, Valentina Zummo, Irene Rinaldi.

10. Si dice che quando acquisti un’opera d’arte porti a casa “una parte della personalità” dell’artista. Potresti definirti in tre frasi? Come sei come persona? Cosa devono sapere le persone che hanno in casa una tua opera?)))
Credo sia più bello lasciare a chi porta via il quadro, di interpretare il resto, è così secondo me che la fantasia non teme la fine.